Storia

Nella seconda metà dell'ottocento nel Comune di Viadana e nei comuni limitrofi vi era una abbondante produzione di vino peraltro poco richiesto dal mercato in quanto di qualità non eccelsa. Mons. Antonio Parazzi (Viadana 1823-1899) Arciprete della Chiesa di S. Maria Assunta e S. Cristoforo in Castello, sacerdote illuminato ed esperto in molti campi del sapere, tento di promuovere l'avanzamento e l'ammodernamento dell'agricoltura nella speranza di veder migliorare le condizioni di vita dei propri concittadini. La situazione sociale e lo stato dell'agricoltura nel viadanese nell'ottocento è stato ben descritto nell'interessante saggio di Eugenio Camerlenghi L'agricoltura dell'area Viadanese nel sec. XIX e le iniziative di Monsignor Antonio Parazzi per promuoverne l'avanzamento inserito nel volume Mons. Antonio Parazzi (1823-1899) Sacerdote, storico e archeologo nel centenario della morte a cura di G. FLSI, al quale si rimanda per una più approfondita ricerca.

Tramite il Comizio Agrario, di cui fu promotore e vice presidente, l'Arciprete viadanese organizzò, fra l'altro, conferenze per diffondere le nuove tecniche di coltivazione e di trattamento delle viti. Nel volume quarto della sua opera maggiore Origini e vicende di Viadana e suo Distretto dedicò un piccolo capitolo, che di seguito riportiamo, dal quale emergono i primi tentativi per l'istituzione di una Cantina Sociale in Viadana:

«Vedendo che i nostri vini non erano ricercati fuori del Distretto, perché mancanti delle qualità migliori, e di un tipo speciale; il Comizio [Agrario] nel 1887 deliberò di tentare la fondazione in luogo di una Cantina sociale, secondo i migliori sistemi, suggeriti dal Ministero stesso. A caldeggiare tale proposta, lo scrivente invitato tenne Conferenza pubblica il 4 febbraio dello stesso anno nella Sala maggiore del Consiglio Comunale, con esito lusinghiero; stampata a cura del Comizio e diffusa gratuitamente nel territorio, eccitò ben 80 soci a entrare nella Società. Alla quale il Ministero e la Provincia fecero plauso e la sussidiarono; i privati offerirono locale, vasi vinari e attrezzi. Tutto pareva procedesse a meraviglia, quando una terribile invasione della peronospora, seguita da grandinata devastatrice, disperdendo le uve, fece abbandonare per allora il progetto della cantina sociale, né più si trovò modo di ripigliarlo. Invano la R. Prefettura eccitò il Comizio nel 1895, a ritornare sul progetto; la direzione tornando a discuterlo più volte, e da ultimo nel 1892, non credette venuto ancora il tempo di venirne a capo.».

Nella sopraccitata conferenza del 2 gennaio 1887 il Parazzi mise anche l'accento sulla necessità., da parte dei produttori, di unire le forze al fine di migliorare le condizioni di vita di tutti i produttori additando numerosi esempi di quanto avvenuto in altre zone d'Italia. In pratica, diremmo oggi, invitò i viticoltori ad avere maggiore spirito cooperativistico. Consultando quanto è stato pubblicato su Viadana negli ultimi decenni troviamo un ulteriore accenno alla riconosciuta necessità di costituire in Viadana una Cantina Sociale. Adolfo Ghinzelli, nel suo Cooperazione e Associazione: Viadana 1868-1946. Cronaca documentaria e fotografica, riporta testualmente:

«Nel 1907 la produzione di uva fu eccezionale, ma il cattivo tempo che precedette la vendemmia favorì i commercianti che pagarono ai produttori prezzi irrisori. I piccoli produttori sprovvisti di vasi vinari erano i più danneggiati perché costretti a vendere l'uva, mentre avrebbero potuto approfittare dei normali aumenti di prezzi del vino. Comunque mancavano i locali adatti e si ignoravano le le più elementari conoscenze di vinificazione; i tini e le botti si tenevano persino nelle stalle. Il prodotto che si otteneva era poco apprezzato sul mercato e il contadino era costretto a vendere l'uva a qualsiasi prezzo. Ad aggravare la situazione c'era una fitta rete di intermediari che assottigliavano i magri guadagni del produttore. Le cantine cooperative avrebbero eliminato questi aspetti negativi; l'uva riunita in grandi quantità avrebbe consentito una lavorazione con metodi moderni e più economica. La conseguente produzione di vino con caratteristiche costanti avrebbe assicurato prezzi molto più favorevoli. Un altro vantaggio sarebbe stato l'utilizzazione dei sottoprodotti della vinificazione. Per ovviare a tutto questo il Consiglio Comunale, con delibera 1 luglio 1908, aderì simbolicamente all'iniziativa di costituire una cantina sociale; erano trascorsi vent'anni dalla prima proposta del Parazzi, ma, come allora, il progetto non ebbe seguito.»

Gli avvenimenti che seguirono, specie il primo conflitto mondiale, fecero si che il progetto venisse ancora una volta accantonato per lungo tempo. Nel volume Viadana anni trenta: fotografie e cronache di Adolfo Ghinzelli viene riprodotta una foto del Consorzio antifilosserico di cui. al momento, non ho trovato documentazione alcuna. La costituzione di tale entità. evidenzia che la lotta al parassita delle viti era fra le maggiori preoccupazioni dei viticoltori viadanesi ancor più di quella di poter usufruire di una idonea struttura di trasfoimazione. Per trovare qualche accenno alla costituzione di una Cantina Sociale in Viadana, utilizzando sempre quali fonti documentarie le pubblicazioni su Viadana degli ultimi decenni, bisogna giungere al 1939. Nel suo Orme padane: uomini e opere Cesare Meneghini, riportando una breve biografia di Mons. Antonio Parazzi nel 40° anniversario della morte, lo riconosce come precursore dell'idea di costituire una Cantina Sociale in Viadana e contemporaneamente inneggia al governo fascista quale propulsore della costituzione di enopoli:
«…Ci voleva il Duce per smuovere le talpe dal letargo. Il Governo Fascista ha infatti dato un forte impulso alla costituzione di Enopoli, là dove si presenta la più impellente necessità di garantire un sicuro rimuneramento alle fatiche dei nostri agricoltori travagliati dalla bassa speculazione di pochi negozianti che carpiscono il prodotto ottenuto con tanto sudore. Anche Viadana avrà finalmente il suo Enopolio! Gli immemori si ricorderanno del benemerito precursore. ...».
La costruzione della cantina fu probabilmente promossa dall'Ente Economico della Viticultura di Roma. Secondo fonti orali durante la costruzione, nel 1941, vi fu nel cantiere un incidente mortale. Salvo ricerche più approfondite l'Enopolio venne gestito dall'Ente sopraccitato tramite una gestione fatta da privati assegnatari. Terminato il secondo conflitto mondiale, preso atto che l'Ente Economico della Viticoltura, come tanti Enti sorti durante il regime fascista. sarebbe certamente stato posto in liquidazione, maturò fra i viticoltori l'idea che la costituzione di una Cantina Sociale fosse una cosa ineludibile. La gestazione fu piuttosto lunga ma il 26 gennaio 1952, con atto del notaio viadanese Dott. Nicola Grazzi, venne finalmente costituita la "Cantina Sociale di Viadana società cooperativa a responsabilità limitata". I soci fondatori che intervennero nell'atto furono: Mattioli Giovanni, Sbernini Ernesto, Pescatori Ugo, Turchetti Cav. Luciano, Grazzi Cav. Pietro, Bottesini Umberto, Monici Attilio, Maffezzoli Guerrino, Sanguanini Italo, Mattioli Emilio, Baroni Carlo e Risi Giuseppe. L'assemblea dei soci fondatori nominò Presidente il Sig. Bottesini Umberto e Vice-Presidente il Sig. Baroni Carlo mentre a far parte del Collegio Sindacale vennero chiamati il Dott. Vittorio Zangelmi, il Dott. Mario Baroni e l'Ing. Guerrino Maffezzoli. Come risulta da un accurato verbale di consegna, conservato nell'archivio storico della società, l'immobile destinato alla produzione e allo stoccaggio dei vini, unitamente alle attrezzature fisse e mobili, le vetrerie e i mobili dell'ufficio vennero consegnati in locazione il 28 luglio 1952. Posto in liquidazione l'Ente Economico della Viticoltura la Cantina Sociale acquisì l'immobile con tutte le pertinenze per la somma di Lire 28.500.000. Ai soci fondatori ovviamente si aggiunsero molti altri produttori tanto che in occasione dell'assemblea per la proroga della società, svoltasi il 3 gennaio 1961 e verbalizzata dal notaio viadanese Dott. Stefano Fanti, intervennero ben 101 soci. Il resto è storia recente; l'immobile è ancora lo stesso ma sono migliorati gli impianti e le tecniche di vinificazione tanto che oggi si producono vini che possono fregiarsi della D. O. P. Lambrusco Mantovano (sottozona viadanese-sabbionetano). A conclusione di queste brevi note ci preme ricordare, non fosse altro che per patrio orgoglio, il contributo alla lotta alle malattie della vite e alla enologia dato dal viadanese Giacomo Grazzi Soncini (Viadan.a 1851-1906) tecnico, studioso di valore e insegnate in Istituti Tecnici Agrari e in Scuole di viticultura che pubblicò scritti molto apprezzati, alcuni dei quali tradotti in altre lingue.

Giuseppe Flisi


 

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