Cenni storici

Il terreno franco argilloso con una forte presenza di limo sedimentale dovuto alle alluvioni del Po e dell’Olio che si susseguivano negli anni creando in passato vere e proprie paludi, fino alla bonifica e all’arginatura fanno da cornice al nostro vigneto autoctono.

Il vitigno Viadanese è stato classificato come specie vitata dell’agronomo Ugo Ruberti alla fine dell’ottocento, nominato Viadanese-Sabbionetano dal territorio del comune di Viadana e Sabbioneta dove era stato maggiormente trovato e moltiplicato, spesso viene chiamato grappolo Ruberti ma è un errore in quanto i grappolo Ruberti è una specie simile anche esso classificato dal medesimo agronomo.

Caratteristiche del vigneto

Si tratta di un vigneto a foglia media con un grappolo allungato, cilindrico e compatto. Gli acini sono medi, sferoidali, sovente di forma irregolare, per la pressione dovuta alla compattezza eccessiva del grappolo. La loro buccia è consistente, spessa di colore blu nero e molto pruinosa. La vigna si presenta mediamente vigorosa con dei rami molto rigidi che subito dopo il processo di lignificazione tendono a rompersi facilmente, creando spaccature longitudinali che compromettono il ramo,  la gemma produttiva non è mai quella più vicina al cordone, ma solitamente la seconda, per questo motivo si applicano tecniche di potatura dedicate, come quella del cordone speronato lungo, oppure il rinnovo del tralcio, con selezione durante l’inverno e messa in posizione nel mese di marzo per agevolarsi della malleabilità dovuta alla ripresa linfatica.

Per evitare le spaccature dei cordoli da parte del vento nella fase primaverile vengono attaccati ai filari a spalliera, due fili di contenimento che vengono tolti alla fine della potatura.

Adattamento varietale al clima

La forte presenza di umidità estiva, e il calore tipico della cappa termica della bassa pianura padana, hanno fatto si che il nostro vigneto autoctono, si adattasse in modo naturale, aumentando esponenzialmente il contenuto di polifenoli negli acini, gli stessi che gli donano quel colore intenso quasi nero, quello che colora il bicchiere, lo stesso che porta con sé i sapori del territorio.

La presenza importante di polifenoli è maggiormente amplificata dalle tecniche di cimatura estiva che servono per esporre il grappolo al sole in modo da tenerlo asciutto e sano, di conseguenza l’esposizione solare provoca un aumento di quei polifenoli che difendono gli acini dai raggi ultravioletti.

La presenza importante di polifenoli fa si che il vino che si ricava da questa varietà di lambrusco diventi un importante nutrimento per la dieta umana ricco di sostanze benefiche naturali sintomo di un adattamento e un legame vero con il territorio.

Il territorio

Trattandosi di un territorio strappato dalle paludi solo con il completamento delle opere di bonifica nel 1939 è un terreno fortemente alluvionale ricchissimo di limo e con una struttura franco argillosa sedimentale diviso nel territorio in vere e proprie isole con caratteristiche morfologiche differenti.

Il limo presente nel nostro terreno ha una forte presenza di carbonio organico e di microelementi, tale fertilità particolare del suolo dovuta alla sedimentazione organica e alla scambiabilità derivante dalle acque del fiume Po è sostenuta da una forte presenza di canali di irrigazione nel nostro territorio con invasi simili a fiumi che non snaturano quello che è sempre stato un posto alluvionale.

Il vino ottenuto

Il terreno e il clima fanno si che la varietà di lambrusco viadanese esprima al meglio le sue caratteristiche organolettiche all’ interno del vino che si presenterà con un colore rubino carico e profumi intesi con note fruttate e floreali di amarena e viola. Decisamente tannico, ha robusta corposità ma anche una certa armonia.

Storia

Da oltre 200 anni rendiamo il Lambrusco la migliore espressione della nostra terra.

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